Settimana del salterio

venerdì
1 Luglio, 2022

1 Febbraio

BEATE MARIA ANNA VAILLOT

E ODILIA BAUMGARTEN, VERGINI E MARTIRI

Memoria obbligatoria in Francia

Figlie della Carità dell’ospedale di San Giovanni di Angers, furono uccise durante la rivoluzione francese, il 1° febbraio 1794, insieme a molti altri martiri.

Maria Anna Vaillot era nata a Fontainebleau il 13 maggio 1736 ed era entrata nella Compagnia delle Figlie della Carità il 25 settembre 1761.

Odilia Baumgarten era nata a Gondrexange in Lorena il 15 novembre 1750 ed era entrata nella Compagnia delle Figlie della Carità il 4 agosto 1775.

Sono state beatificate da Giovanni Paolo II, insieme ad altri 97 martiri, il 19 febbraio 1984.

Dal Proprio del Tempo con salmodia del giorno dal salterio, eccetto quanto segue.

Invitatorio

Ant. Venite, adoriamo il re dei martiri Cristo Signore

Salmo invitatorio come nell’Ordinario (pp. 301302).

Ufficio delle letture

Inno

Gerusalemme nuova,

immagine di pace,

costruita per sempre

nell’amore del Padre.

Tu discendi dal cielo

come vergine sposa,

per congiungerti a Cristo

nelle nozze eterne.

Dentro le tue mura,

risplendenti di luce,

si radunano in festa

gli amici del Signore:

pietre vive e preziose,

scolpite dallo Spirito

con la croce e il martirio

per la città dei santi.

Sia onore al Padre e al Figlio

e allo Spirito Santo,

al Dio trino ed unico

nei secoli sia gloria. Amen

Seconda lettura

Dall’Omelia del papa Giovanni Paolo II nel rito della beatificazione (AAS 66 [1984], pp. 558563).

Niente ci separerà dall’amore di Dio

“Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo?” (Rm 8, 35). Tale è l’interrogativo di San Paolo nella lettera ai Romani. Egli aveva davanti agli occhi le sofferenze e le persecuzioni della prima generazione dei discepoli testimoni di Cristo. E la Chiesa, oggi, con i martiri del 18° e 19° secolo, si chiede a sua volta: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”. San Paolo si affretta a dare una risposta a questo interrogativo: “Niente ci separerà dall’amore di Dio che è in Gesù Cristo nostro Signore”, niente, neppure la morte, né le forze misteriose del mondo, né l’avvenire, né alcuna creatura (cfr. Rm 8, 3839).

Perché Dio ha dato il suo unico Figlio per il mondo, perché questo Figlio ha dato la sua vita per noi, un tale amore non verrà mai meno. Custodisce nella vita eterna coloro che hanno amato Dio al punto di dare la loro vita per lui. I regimi di persecuzione passano. La gloria dei martiri rimane. “Noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati” (Rm 8, 37). Questa è la vittoria che hanno riportato i martiri elevati oggi alla gloria degli altari con la beatifica­zione.

Essi sono innanzitutto i numerosissimi martiri che, nella diocesi di Angers, ai tempi della rivoluzione francese, hanno accettato la morte poiché volevano “conservare la loro fede e la loro religione”, fortemente uniti alla Chiesa cattolica romana: sacerdoti che rifiutarono di prestare un giuramento giudicato scismatico e non vollero abbandonare il loro incarico pastorale; laici che rimasero fedeli a questi sacerdoti, alla Messa celebrata da loro, alle espressioni del loro culto a Maria e ai Santi.

Senza dubbio, in un contesto di grandi tensioni ideologiche, politiche e militari, si è potuto far pesare su di loro dei sospetti di infedeltà alla patria, delle accuse di compromesso con le “forze antirivoluzionarie”. È del resto così in tutte le persecuzioni, ieri e oggi. Ma per gli uomini e le donne i cui nomi sono ricordati, quello che hanno realmente vissuto, quello che hanno risposto agli interrogatori dei tribunali, non lascia alcun dubbio né sulla loro determinazione di restare fedeli, a rischio della vita, a ciò che la loro fede esigeva, né sul motivo profondo della loro condanna, l’odio per questa fede che i loro giudici disprezzavano come “devozione insostenibile” e “fanatismo”. Noi rimaniamo ammirati davanti alle risposte decise, calme, brevi, umili, che non hanno niente di provocatorio, ma che sono nette e ferme sull’essenziale: la fedeltà alla Chiesa.

Così parlano i sacerdoti, tutti ghigliottinati con il loro venerabile decano Guillaume Repin, le Religiose che rifiutano persino di far credere di aver prestato giuramento, i quattro laici. Così parlano le ottanta donne che non si è potuto accusare di ribellione armata. Alcune avevano già espresso il desiderio di morire per il nome di Gesù piuttosto che rinunciare alla religione.

Veri cristiani, testimoniano così, con il rifiuto di odiare i carnefici, con il perdono, il desiderio di pace per tutti: “Ho pregato il buon Dio per la pace e l’unione di tutti”. Infine i loro ultimi momenti manifestano la profondità della loro fede. Alcuni cantano inni e salmi fino al luogo del supplizio. “Essi chiedono alcuni minuti per offrire a Dio il sacrificio della loro vita, che fanno con tanto fervore da stupire i loro stessi carnefici”.

Suor Maria Anna, Figlia della Carità, conforta così la sua consorella: “Noi avremo la felicità di vedere Dio e di possederlo per tutta l’eternità... e ne saremo possedute senza paura di esserne separate”. Sì, le parole dell’apostolo Paolo trovano qui splendido riscontro: “Noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati”.

Ma questi martiri ci invitano anche a pensare alla moltitudine di credenti che vengono perseguitati ancora oggi, nel mondo, in modo nascosto, lancinante, ancora più grave, perché comporta la mancanza di libertà religiosa, la discriminazione, l’impossibilità di difendersi, l’internamento, la morte civile. La loro prova ha punti in comune con quella dei nostri beati. Infine dobbiamo domandare per noi stessi il coraggio della fede, della completa fedeltà a Gesù Cristo, alla sua Chiesa, nel momento della prova come nella vita quotidiana. Il nostro mondo, troppo spesso indifferente o inconsapevole, attende dai discepoli di Cristo una testimonianza inequivocabile, cioè, quella dei martiri celebrati oggi. Gesù Cristo è vivo, la preghiera e l’Eucaristia ci sono essenziali per vivere della sua vita, e la devozione a Maria ci mantiene suoi discepoli; il nostro attaccamento alla Chiesa è tutt’uno con la nostra fede; l’unità fraterna è il segno per eccellenza dei cristiani; la vera giustizia, la purezza, l’amore, il perdono e la pace sono frutti dello Spirito di Gesù; l’ardore missionario fa parte di questa testimonianza; noi non possiamo tenere nascosta la nostra lampada accesa.

Sia lodato Dio che ravviva così la nostra fede, la nostra azione di grazie, la nostra vita. Oggi è col sangue dei nostri Beati che sono scritte per noi le ispirate parole di San Paolo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Né la vita, né la morte... né il presente, né l’avvenire... né alcuna altra creatura, niente potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore”. Amen.

Responsorio        Rm 8, 34. 35. 37

R.  Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? * In tutto questo siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.

V.  Cristo Gesù sta alla destra di Dio e intercede per noi.

R.  In tutto questo siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.

Oppure

Dalle Conferenze spirituali di san Vincenzo de’ Paoli, sacerdote (Opere, Conferenze alle Figlie della Carità, Roma 2012, SVit IX, 337338. 339341).

Chi dà la vita per Dio è martire

Sorelle, ringrazio Dio per tutto quello che ho udito: sia circa i motivi che v’inducono ad amare sempre più la vostra santa vocazione, sia circa gli impedimenti che sopravvengono e intiepidiscono questo amore, sia circa i mezzi che possono aiutarci ad accrescerlo.

A tutte queste ragioni, già esaurienti, ne aggiungerò una, cioè la santità della vostra vocazione. Essa infatti non è opera degli uomini, ma è nata dalla volontà di Dio. Sant’Ago­­stino ci dà un segno per conoscere se un’opera buona viene da Dio: le opere buone di cui non si conosce l’autore, dice que­­sto gran dottore, vengono certamente da Dio. D’altra parte che quest’ope­ra sia buona in sé, nessuno ne dubita, perché non vedo nulla di più grande in tutta la Chiesa di Dio; non vedo nulla di più buono per delle giovani. Occuparsi continuamente del servizio del prossimo, o Dio, che cosa! E concorrere con Dio alla salvezza di quelle anime a cui prestate i vostri servizi: c’è qualcosa di più sublime? E che sia stato Dio a volervi in questa vocazione non c’è dubbio.

La seconda ragione, già detta, è che Dio vi ha tolto, per una grazia particolarissima, dai luoghi dove eravate, per chiamarvi qui; grazia tanto grande e particolare da non conoscerla mai abbastanza. David, pieno di pentimento e di riconoscenza, diceva: “Dio mi ha tolto dalla casa di mio padre per chiamarmi a sé”. Per voi pure, figlie mie, è stata la bontà di Dio ad attirarvi. Ditemi, vi prego, sono state forse queste sorelle a cercarvi?

Ecco ora la terza ragione o il terzo motivo che ci spinge a progredire nell’amore della nostra vocazione: la sua bellezza e la sua grandezza; grandezza tale, care sorelle, che non ne conosco nessuna maggiore in tutta la Chiesa. In essa si fa professione di dare la propria vita per il servizio del prossimo per amore di Dio. C’è qualche atto di amore che superi questo? No, perché è evidente che la maggiore dimostrazione di amore è di dare la vita per colui che si ama e voi date tutta la vostra vita per l’esercizio della carità; dunque la date per Dio.

Non vedo, perciò, nessuno che vi eguagli, figlie mie, se non quelle che fanno ciò che voi fate. E poi, vorreste amare un’altra cosa diversa dalla vostra vocazione, in modo da offuscarne la bellezza? Oh! Tutto al contrario: spero, figlie mie, che cresciate in questo amore, voi che l’avete già; e quel­le che non lo sentono, che si sforzino di acquistarlo. Credetemi, figlie mie, da ciò dipende tutta la nostra perfezione. Se un religioso o una religiosa, se un certosino, un cap­­puccino o un missionario non ha lo spirito o l’amore della propria vocazione, tutto quello che può fare non vale nulla, sciupa tutto.

So che molte tra voi sono talmente formate in questo spiri­to che nulla al mondo potrebbe indurle ad oscurarlo, si trat­tasse pure della più piccola circostanza. Questa grazia è sta­ta tanto grande nella maggior parte delle suore defunte che, se fossero vissute al tempo di san Girolamo, egli avrebbe scritto la loro biografia suscitando la nostra ammirazione. Chi ha fatto ciò in loro? Oh! L’amore alla loro vocazione, della quale erano pervase con così grande attrazione da essere fedeli ad ogni minima pratica.

Ecco, figlie mie, i motivi che, insieme a quelli detti da voi, possono spingervi all’amore della vostra vocazione. Dio è il vostro fondatore: vi ha chiamate lui stesso. La vostra vocazione è la più grande che ci sia nella Chiesa di Dio, poiché voi siete martiri: chiunque infatti dia la sua vita per Dio è reputato martire; ed è certo che la vostra vita è abbreviata dal lavoro che fate; e di conseguenza siete martiri.

Responsorio        Fil 2, 2. 3. 4; 1 Ts 5, 1415

R.  Abbiate in voi la carità di Cristo, con umiltà consi­derate gli altri superiori a voi stessi, * non cercate il vostro interesse, ma quello dei fratelli.

V.  Sostenete i deboli, siate pazienti con tutti, cercate sempre il bene tra voi e con gli altri;

R.  non cercate il vostro interesse, ma quello dei fratelli.

Lodi mattutine

Inno

Gerusalemme nuova,

immagine di pace,

costruita per sempre

nell’amore del Padre.

Tu discendi dal cielo

come vergine sposa,

per congiungerti a Cristo

nelle nozze eterne.

Dentro le tue mura,

risplendenti di luce,

si radunano in festa

gli amici del Signore:

pietre vive e preziose,

scolpite dallo Spirito

con la croce e il martirio

per la città dei santi.

Sia onore al Padre e al Figlio

e allo Spirito Santo,

al Dio trino ed unico

nei secoli sia gloria. Amen

Lettura breve        2 Cor 1, 35

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio. Poiché, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.

Responsorio breve

R.  I martiri santi * vivono in eterno.

I martiri santi vivono in eterno.

V.  La loro ricompensa è il Signore:

vivono in eterno.

  Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

I martiri santi vivono in eterno.

Ant. Ben. Hanno preso la loro croce,

hanno imitato Cristo, loro sposo,

unite a lui nella verginità e nel martirio.

Invocazioni

Il Signore ha coronato con la palma del martirio la vita delle nostre Sorelle, offerta a lui nel servizio dei poveri e dei sofferenti. Con fede invochiamo:

Benedici e santifica la tua famiglia, Signore.

Concedici di trascorrere questo giorno nella gioia, nella pace, e senza peccato,

—        perché giunti a sera, possiamo lodarti con cuore puro e riconoscente.

Rendici accoglienti e ospitali gli uni verso gli altri,

—        come tu ci hai accolti nella gloria del Padre.

Concedici di essere docili all’azione dello Spirito per diventare simili a te, dolce ed umile di cuore,

—        e servire i poveri, nostri fratelli, in umiltà, semplicità e carità.

Aiutaci a vincere ogni forma di pigrizia, di sfiducia e di egoismo,

—        donaci il gusto del lavoro assiduo e serio per il premio celeste.

Padre nostro.

Orazione

O Padre, tu hai animato con la carità di Cristo le beate vergini Maria Anna e Odilia, e le hai rese generose nel servizio ai poveri e pronte a dare per te la vita; concedici di essere sempre uniti a te osservando il comandamento del­l’amo­re, con lo sguardo fisso alla corona che tieni riservata ai servi fedeli nel tuo regno. Per il nostro Signore.

Vespri

Inno

Re immortale e glorioso,

che accogli nella luce

i tuoi servi fedeli,

esaudisci il tuo popolo,

che canta le tue lodi

nel ricordo dei martiri.

La forza del tuo Spirito

ci guidi alla vittoria

sul male e sulla morte.

Sia onore al Padre e al Figlio

e allo Spirito Santo

nei secoli dei secoli. Amen.

Lettura breve        1 Pt 4, 1314

Carissimi, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria, che è Spirito di Dio, riposa su di voi.

Responsorio breve

R.  Siate lieti nel Signore; * esultate, o giusti.

Siate lieti nel Signore; esultate, o giusti.

V.  Fedeli di Dio, gridate di gioia;

esultate, o giusti.

  Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Siate lieti nel Signore; esultate, o giusti.

Ant. Magn. Un solo sacrificio, una duplice vittoria:

seguendo Cristo, rimasero vergini,

e conseguirono la palma del martirio;

con Cristo regnano senza fine.

Intercessioni

Uniamoci alle beate martiri e alla schiera dei santi che acclamano l’Agnello immolato per la nostra salvezza e con fede preghiamo:

Sii tu la nostra forza, Signore.

Signore, veglia sul tuo popolo santo, che hai fatto partecipe della tua missione di salvezza,

—        renda sempre presente nel mondo il mistero di amore che lo ha redento.

Tu che sei passato fra la gente, sanando e beneficando tutti,

—        concedi anche a noi di essere sempre pronti al servizio dei fratelli.

Fa’ che nel servizio dei poveri siamo solleciti di tutto l’uo­mo, creato a tua immagine,

        e ci sforziamo di umanizzare la tecnica per farne un veicolo della tua tenerezza.

I nostri giovani si impegnino al servizio del bene,

—        corrispondano generosamente alle esigenze della vocazione cristiana.

Prendi con te nella gloria i nostri defunti,

—        perché ti lodino in eterno nella festosa assemblea dei tuoi santi.

Padre nostro.

Orazione

O Padre, tu hai animato con la carità di Cristo le beate vergini Maria Anna e Odilia, e le hai rese generose nel servizio ai poveri e pronte a dare per te la vita; concedici di essere sempre uniti a te osservando il comandamento del­l’amo­re, con lo sguardo fisso alla corona che tieni riservata ai servi fedeli nel tuo regno. Per il nostro Signore.

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